Apple, Blizzard, Mercedes e le aziende che obbediscono alla censura cinese nel mondo

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Le recenti proteste di Hong Kong hanno scatenato la forza della censura cinese. Molte aziende internazionali sono finite nel mirino e hanno dovuto chiedere scusa.

Quanto siamo disposti ad umiliarci pur di poter tenerci buono un mercato grande come la Cina?

Ecco una selezione curata recuperata da una discussione su Reddit (fonte)

Apple

Apple ha censurato la emoji di Taiwan 🇹🇼 dai dispositivi iOS ad Hong Kong & Macao.

La società di cupertino ha inoltre bandito dall’app store una app contenente la mappa delle proteste ad Hong Kong. Applicazione che è stata rimessa sullo store dopo un putiferio mediatico contro Apple.

Inoltre Apple ha garantito accesso iCloud degli account cinesi al governo cinese e sembra aver creato un exploit iOS per tracciare la posizione GPS di alcune minoranze in Cina.

Blizzard

La società americana dietro a World Of Warcraft ha bannato un proprio giocatore per aver espresso solidarietà al popolo di Hong Kong durante uno streaming.

Blitzchung veste una maschera prima di dire “Liberate Hong Kong, la rivoluzione della nostra era!”

Sul web molti gamers hanno protestato eliminando il loro account su Blizzard e boicottando i loro giochi.

Un caso simile si è verificato per Riot Games (League Of Legends) – di proprietà di Tencent – un giocatore è stato censurato solo per aver nominato Hong Kong.

Gap

Gap ha dovuto chiedere scusa per una maglietta sulla Cina che dimenticava l’isola di Taiwan (che Pechino reclama)

Piccolo dettaglio: la foto è stata fatta in Canada.

Google

La società americana non ha permesso la pubblicazione di un gioco sul playstore dedicato alle proteste di Hong Kong

Il gioco aveva accumulato 277 recensioni a 5 stelle, che peccato!

Disney / Marvel

Dalla storia originale è stato censurato un monaco tibetano e sostituito con l’attrice Tilda Swinton

La mossa è stata fatta per ridurre la possibilità di offendere la cultura cinese (il Tibet è una minoranza problematica) che rappresenta il secondo mercato più grande al botteghino

Mercedes

La mercedes ha dovuto rimuovere di fretta da Instagram una foto motivazionale sul Dalai Lama

“Guarda le situazioni da tutte le angolazioni e diventerai più aperto”

NBA

Il famoso tweet del general manager degli Houston Rockets ha dovuto ritirare il suo tweet per evitare una bufera da parte degli sponsor cinesi

Più del 10% degli introiti dell’NBA arriva dalla Cina. Numero che si è azzerato dopo questo episodio. ESPN, una delle più grandi emittenti sportive americane, ha vietato qualsiasi discussione in materia.

In seguito alla vicenda, la Nike ha rimosso tutti gli articoli dei Rockets dall’eCommerce dedicato alla Cina.

Paramount

Nel nuovo trailer del remake del film “Top Gun: Maverick”, dietro la giacca di Tom Cruise non troveremo più le bandiere di Taiwan e del Giappone

Film: Top Gun

La critica dice che essendoci la Tencent Pictures tra i produttori, la bandiera tornerebbe scomoda per la riproduzione in Cina

Tiffany

Tiffany & Co. hanno rimosso un tweet che mostra una donna che copre un occhio dopo che i consumatori cinesi hanno accusato il gioielliere di sostenere i manifestanti di Hong Kong

I consumatori cinesi hanno affermato che il marchio è stato sconsiderato nel pubblicare le foto in un momento delicato. In realtà, dopo aver chiesto scusa, l’azienda ha affermato che la foto fu scattata prima delle proteste di Hong Kong.

Valentino & Versace

Entrambi i marchi hanno dovuto chiedere scusa per aver sbagliato il paese di appartenenza di Hong Kong.

Versace ha distrutto le magliette incriminate, Valentino ha corretto l’errore sul proprio sito. Casi analoghi per Swarovsky, Givenchy, Coach, Calvin Klein, Asics. Stessa cosa anche per la famosa catena alberghiera Marriott.

Vans

Le famose scarpe degli skaters nel mirino per un design dedicato alle proteste di Hong Kong

Visto l’interesse nel mercato, l’azienda ha preferito censurare questo design.

Aziende & dispute geografiche

Oltre a quelli già indicati, tanti marchi hanno rappresentato “erroneamente” la cartina geografica della Cina (tralasciando l’isola di Taiwan, ad esempio). Ecco chi si è dovuto scusare:

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